Disturbi alimentari: quando la “dieta” diventa una dipendenza ed il cibo una ossessione

Disturbi alimentari: quando la “dieta” diventa una dipendenza ed il cibo una ossessione

Il rapporto con il cibo è quanto di più delicato per ogni uomo. è un rapporto che inizia in tempi di cui la memoria non ha un immediato ricordo, pensiamo al neonato, ma che sappiamo ci accompagna per l’intero corso di vita. 

Senza dover necessariamente definire disturbi o malattie, è giusto considerare che proprio per la sua “antica storia”, il rapporto con il cibo può attraversare momenti particolarmente difficili e legarsi così ad eventi di vita emotivamente importanti. è questa la caratteristica primaria del rapporto con il cibo, la continua “sotto-intesa” connessione con stati d’animo ed emozioni, che siano di gioia e di sofferenza. è proprio il lavoro di rendere meno “sotto-intesa” la connessione cibo-emozioni, comprendere quindi il “come mai” di un particolare vissuto riguardo al proprio corpo e al rapporto con il cibo, che aiuta ad avere una sana relazione con il proprio corpo e con il cibo.

Bisogna dire che la diffusione crescente dei disturbi alimentari che si registra negli ultimi anni ne definisce il carattere epidemico-sociale, espressione radicalizzata di un disagio specifico prodotto in primis nelle società del benessere. Ma non solo, nell’attuale contesto culturale e sociale si assiste ad un graduale e ulteriore cambiamento delle modalità di manifestazione dei disturbi alimentari: si parla non più solo di anoressia, bulimia e obesità, ma anche di vigoressia, ortoressia, binge eating disorders, drunkoressia. Denominatore comune di questi disagi non è più soltanto il rapporto col cibo ma la centralità del Corpo. è il corpo a farsi teatro di una sofferenza profonda che le parole non riescono a esprimere. Si tratta di malattie che si servono quindi del corpo per comunicare un dolore interiore. Attraverso il rapporto col cibo, negato, cercato, rifiutato o ingerito in quantità smodata, si esprime un medesimo bisogno: una disperata “fame d’amore” (F.de Clercq).

Alcuni dati rilevati dall’ABA (Associazione Bulimia Anoressia) ci dicono che in Italia circa 3 milioni di persone, pari al 5% della popolazione, soffre di disturbi del comportamento alimentare (DCA): il 95% sono donne, anche se sempre più numerosi sono gli uomini che manifestano questi sintomi e si rivolgono a strutture specializzate. L’età di insorgenza di queste patologie si colloca prevalentemente tra i 12 e i 25 anni: l’8-10% delle ragazze e l’0,5-1% dei ragazzi soffre di anoressia-bulimia e, in questa fascia di età, i DCA rappresentano la prima causa di morte. Negli ultimi tempi emerge un preoccupante allargamento delle età interessate che riguarda in particolare i bambini prepuberi e le donne in età da menopausa.

In virtù dell’esperienza maturata è di fondamentale importanza rivolgersi ad un terapeuta specializzato in disturbi alimentari, perché da subito si possa comprendere come mai ad un certo punto la “dieta” diventa una dipendenza dal cibo e come mai ci si ritrova sempre più spesso a pensare al cibo, a contarne le calorie, o al fare sempre più attività fisica così da sentirne l’ossessione. Di non minore importanza è considerare che il pensiero ossessivo sul cibo, e sul corpo, si accompagna spesso ad un graduale ritiro sociale, le relazioni diventano meno importanti, più difficili, e la comunicazione anche all’interno dei contesti più familiari, e quindi anche in famiglia, sempre più faticosa fino a diventare assente, interrotta.

Perché la salute riguarda la preziosa capacità di prendersi cura di sè, del proprio corpo e della propria mente.

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